The Day After: Bíos vs Zoé
La vita è in primo luogo l’opposto della morte biologica. Respirare, muoversi, nutrirsi, essere senzienti ne sono la riprova. Il genere umano ha rappresentato la sua natura in funzione del modo in cui intende vivere, agire, organizzarsi in ambito sociale e individuale. Cosa succede quando queste due definizioni del vivere sono in contrasto?
Il dottor Russell Oakes lavora nell’ospedale di Kansas City. Dopo anni di onorato servizio, è un medico esperto ed apprezzato. Come ogni sera, ascolta con attenzione le notizie del telegiornale, a letto. La moglie è allarmata per la situazione internazionale e per il possibile scoppio di una guerra atomica. Di contro, la sua frase è piena di speranza: la gente è pazza ma non fino a questo punto
L’ottimismo di un eccellente medico non arresta i conflitti. La situazione degenera: Mosca viene evacuata e gli Usa stanno preparando il lancio di testate missilistiche e il decollo di bombardieri. Germania, Golfo Persico e Inghilterra sono i primi teatri di una catastrofe irreversibile. Il presidente degli Stati Uniti ordina un attacco nucleare su vasta scala contro l’Urss, consapevole che i rivali sovietici stanno facendo altrettanto. Nessuna etica della vita, nessun appello alla ragione o al buon senso.

Come aveva previsto Michel Foucault in libri come “La volontà di sapere”, la politica è diventata biopolitica, poiché il potere è diventato la pretesa di dominare la vita. La questione non sarebbe originale se riflettessimo sulla vita intesa come Zoé, ovvero il contrario della morte fisica. Che sia un dispotico tiranno, un principe assoluto o un tribunale rivoluzionario, il potere è stato per secoli capace di condannare a morte senza pietà. La guerra atomica è l’acme del biopotere che domina la vita collettiva, intesa a partire dal Seicento come Bíos. La politica garantisce la vita solo a chi conduce l’esistenza che essa ha deciso come possibile. In sostanza chi accetta di farsi controllare ed utilizzare per ragioni economiche, per una guerra, per una persecuzione sistematica o per interessi collettivi decisi dal biopotere, potrà ancora vivere. Sarà solo apparentemente libero. In realtà è semplicemente autorizzato a operare delle scelte vincolate dall’alto. Ogni forma di sapere scientifico, viene asservito a tale scopo, a giustificare ciò che il potere suggerisce ma che in realtà sta imponendo. A tal proposito, il film passa ad analizzare la vita di singoli protagonisti delle vicende accadute a Kansas City. Il personale dell’ospedale, la famiglia Dahlbergs e tanti che si stavano sposando, che stavano serenamente pascolando i propri buoni, che stavano giocando a basket o passeggiando al parco sono i veri protagonisti del film.

Hanno avuto la possibilità di sopravvivere solo per circostanze contingenti, ma non avranno vita lunga. Gli effetti immediati delle radiazioni, l’esposizione alle particelle del fall-out, la cecità, le ustioni diffuse, le esecuzioni sommarie sono la conseguenza della fine della Zoé. L’annuncio radiofonico, da parte del presidente degli Usa, di una nuova Bíos in cui il Paese potrà essere ricostruito con grandiosità e fierezza è l’ennesimo inganno del biopotere, per come viene descritto da Foucault. La speranza che la vita possa sopravvivere oltre il potere è impossibile, non solo per via del fatto che Kansas City è stata rasa al suolo.

Significative sono le ultime ore di vita del dottor Oakes. Consapevole che gli resta poco tempo, lavora per soccorrere i feriti. Mangia un’arancia con un’infermiera. I due sanno bene che è l’ultimo frutto che gusteranno prima di spegnersi e lo rimarcano. Non resta che cercare quella che era casa sua: è stato il suo modo di rappresentare la vita come Bíos. Russell Oakes la trova. Non ci sono che macerie, i resti di una Zoé morta.

PARERGA E PARALIPOMENA
La moda delle emergenze
Quando nel 1984 il film The Day After venne proposto nelle emittenti televisive di tutto l’Occidente, parlare di una guerra termonucleare globale era attualissimo. I più ricchi abitanti del pianeta investivano in rifugi antiatomici. Gli scienziati ipotizzavano la colonizzazione di nuovi pianeti. Una sorta di piano di fuga da privilegiati per poter essere prontamente operativi per una partenza, non appena l’allarme dello sgancio delle testate fosse stato reso pubblico. La riflessione, a poco più di quarant’anni di distanza, è d’obbligo: le emergenze potrebbero essere una sorta di moda? Pensare alla fine del petrolio come tracollo dell’economia, all’Aids come “peste del duemila” senza alcuna possibilità di cura, fino a giungere alla pandemia legata al Covid del 2020, fa riflettere enormemente su come taluni problemi, tuttora insoluti, potrebbero essere di grado ben maggiore in termini di rilevanza mediatica e invece sono come dimenticati per dare spazio ad altre forme di emergenza, proprio perché tale parola denota attualità, esattamente come la moda. Più che mai, in questo settore esistono abiti, scarpe, borse e profumi che sono sempre di ottimo gusto e fattura e che prescindono dal tempo storico della loro ideazione, dall’età di chi li indossa e dal momento e occasione in cui si rendono indispensabili per essere a proprio agio. In effetti, esiste un modello di costume da bagno che da ottant’anni non è passato di moda e che tuttora piace tanto a chi lo nota in spiaggia quanto a chi lo indossa con fierezza: il bikini, la conciliazione tra emergenza e attualità. Il sarto, designer ed ingegnere francese Louis Réard scelse questo nome il 5 luglio 1946. In quei giorni l’esercito degli Stati Uniti fece un test con una bomba atomica proprio su quell’atollo. Réard voleva che il suo nuovo costume di piccole dimensioni avesse un effetto forte e dirompente sulla moda: ci riuscì in pieno.

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Scheda del film

Regia
Nicholas Meyer
Titolo originale
The Day After
Altri titoli
Il Giorno Dopo
Durata
126 min.
Genere
Sci-fi, drammatico.
Data di uscita
1983
Dettagli dell’opera
Titolo
Louis Réard e la prima donna in bikini
Autore
Louis Réard
Tecnica
Fotografia in bianco e nero
Realizzata nel
05 luglio 1946
Ubicazione

