Lo squalo: la “miglioria pre morte”
La fine è vicina. Ogni forma di ragione è annullata. In realtà, per noi umani, non funziona così. Anche senza speranza, soprattutto la fiammella del pensiero e della positività si accende in un disperato tentativo di miglioramento e di propensione alla vita
Nel 1975 il film di Spielberg, tratto dal romanzo di Peter Benchley, terrorizzò i bagnanti del mondo ad ogni latitudine. La suggestione negativa che un gigantesco squalo bianco potesse divorarci in mare, avrà accompagnato la vita di molti bagnanti.

Le vicende ci fanno conoscere un personaggio che ha più volte riflettuto sulla morte nel corso della sua esistenza: Quint. Questi è un reduce della Seconda Guerra mondiale, sopravvissuto all’affondamento della USS Indianapolis, la nave incaricata di consegnare parti dell’ordigno atomico sganciato su Hiroshima, che venne distrutta dai siluri giapponesi. Solo un uomo su tre di salvò dal naufragio e dagli attacchi degli squali nel Pacifico. Fin troppo consequenziale diventare un cacciatore professionista di quegli animali.
Pragmatico, sarcastico, a tratti volgare e sadico con le sue prede, Quint propone uno spontaneo un monologo che fa molto riflettere sui fatali istanti precedenti alla morte. Sul suo avambraccio c’era il nome della corazzata Indianapolis, ora quel tatuaggio è stato rimosso.

Tutti i ricordi ad esso connessi sono ancora evidenti. La missione era così segreta che non era stato nemmeno inoltrato un SOS: questo significa un’implicita condanna a morte per tutti i marinai costretti a nuotare tra gli squali. Raggruppati in serrati quadrati simili a quelli della fanteria nella battaglia di Waterloo, gli uomini agitavano le acque, sperando che i loro predatori si allontanassero spaventati. Purtroppo non sempre accadeva. Gli occhi fissi e senza vita degli squali diventavano l’antefatto di una morte imminente, con uno standard di decimazione di sei uomini ogni ora.

Era il 29 giugno del 1945. Quello che colpisce è che Quint dice di essere pieno di paura e poco ottimista alle porte della salvezza. Non appena gli venne lanciato un salvagente e che i soccorsi arrivarono, l’ansia lo divorò più di ogni squalo. La fatalità dell’evento porta ad una riflessione nota come la “miglioria pre morte” in medicina. L’ammalato terminale non solo percepisce tutto in modo positivo, ma dà sintomi clinici di una sorta di miracoloso e repentino miglioramento prima di morire. Questa prospettiva è quella di Quint e dei suoi commilitoni. Nonostante ci fosse poco da fare e la modalità di uccisione fosse tremenda, anche l’esser fatto a pezzi non veniva drammatizzato, ma affrontato con lucidità e consapevolezza senza timori e con spavalderia di chi si organizzava per sopravvivere.

Accadeva lo stesso nelle disamine filosofiche dall’epistemologo Victor Egger, docente universitario e maestro di Marcel Proust nelle cosiddette “esperienze di morte imminente”. In particolare, Egger parla degli scalatori che erano stati uccisi da una caduta e non erano morti sul colpo. Questi manifestavano un’incredibile capacità di una revisione concisa e profonda della propria vita, di una panoramica a ritroso quasi opposta al precipitare che li aveva colpiti, salvo poi spirare poche ore dopo. Dunque, tutto diventa migliore prima della morte: sopravvivere consente di raccontare come la ragione umana possa sconfiggere anche la paura delle fauci di un gigantesco squalo.
PARERGA E PARALIPOMENA
Dulcedo et spes nostra
Quando si parla di morte, nel Cristianesimo ricorre una figura femminile. Il nostro avvocato difensore, al cospetto sia del giudizio contingente sulle colpe della nostra anima in vita, che su quello universale per l’intero genere umano: la Madonna. Il suo ruolo? Tentare, nel caso di specie, una disperata forma di materna difesa del morente rispetto all’aldilà. Lo attende l’Inferno o il Paradiso? L’azione in termini di salvezza prima della fine imminente, serve per privare i diavoli di un nuovo membro della loro parte di oltretomba e per recuperare un minimo di penitente raziocinio nello spirito del morente, ultima speranza di salvezza eterna. Per questo motivo la nostra avvocata è definita dulcedo et spes nostra anche nella preghiera “Salve Regina”, una sorta non solo di speranzosa azione, ma anche di profonda capacità di migliorare repentinamente una situazione che sembra non essere ottimistica nemmeno velatamente. Questa funzione di indicazione della retta via e di repentino miglioramento spirituale è ricordata nel portale del Giudizio universale della cattedrale di Notre-Dame a Parigi. Il mondo sta per finire. Quello che attende il genere umano è il Giudizio universale verso i regni eterni oltremondani, un’aspra e inflessibile sentenza per chi sarà dannato. Il diavolo cerca di prendersi la sua parte di anime: gli empi e i malvagi meritano quel destino. La Nostra Signora, tenta di salvare tutti indistintamente, forse non solo per il suo ruolo di madre di tutti gli uomini. Quell’idea che poco prima della morte non solo il corpo ma anche lo spirito può vivere un prodigioso miglioramento verso un Bene non temporaneo, ma imperituro è un altro versante della miglioria pre morte.

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Scheda del film

Regia
Steven Spielberg
Titolo originale
Jaws
Durata
124 min.
Genere
Drammatico
Data di uscita
1975
Dettagli dell’opera
Titolo
Portale del Giudizio universale
Autore
Sconosciuto
Tecnica
Bassorilievo in calcare luteziano
Realizzata nel
1210-1240.
Ubicazione

