Nosferatu: il vampiro come incompiuto
Rincorrere la morte come aspirazione significa talvolta valutare che, almeno in essa, si possa dare un senso alla vita. A fronte dell’incapacità di provare sensazioni autentiche, il rifugio verso un’estrema soluzione, che abbia la portata di un eterno scossone emotivo, appare come la reazione alla mancanza assoluta di percezione di gioia e dolore
Morte reale, apparente, dolorosa, addirittura gioiosa mentre s’intonano canti. Dinnanzi allo scenario finale della nostra esistenza, tutti cerchiamo di dare un senso all’ultimo inevitabile appuntamento. Con grosso stupore e un pizzico di curiosità, Jonathan Harker si reca sui Carpazi per un’importante trattativa immobiliare: dovrà vendere una casa disabitata della propria città, Wismar, al conte Dracula. Le affermazioni degli abitanti del luogo non sembrano scuoterlo fino in fondo. Eppure, quell’uomo non porta che negatività attorno a sé. Lo chiamano Nosferatu, “l’inestinto” e forse i cattivi presentimenti di Lucy, la sua bella moglie, possono avere un fondamento. La lettura di un volume a metà strada tra cronaca, leggenda e storia lo porta a vedere in quell’essere un’entità maledetta, fino alla fine dei tempi.

La conoscenza diretta del conte è sorprendete. Solo, attende il proprio invitato con un’invitante tavola imbandita. Dracula afferma che di lì a poco arriverà la mezzanotte e che non può associarsi al banchetto. Accoglie con uno strano senso di ospitalità Harker. I servitori sono assenti a quell’ora e si offre di fare da cameriere. Non vuole nemmeno leggere le caratteristiche dell’immobile che dovrebbe acquistare ed esalta i versi dei lupi in lontananza: i figli della notte stanno intonando la loro musica. Nosferatu si presenta come un nichilista estremo, nella forma più radicale di ciò che Nietzsche definiva “passivo” nel La gaia scienza. Le sue parole sono intrise di un’assenza totale di empatia ed emotività, di un qualsivoglia tempo storico che è visto sempre come abissale poiché eterno. Non gli interessano il sole, simbolo di vita, né le scintillanti fontane che alla gioventù piacciono tanto, immagine di spensieratezza. Adora le ombre e l’oscurità, nelle quali può essere solo coi propri pensieri, come in lunghe e infinite notti, I secoli vengono e vanno, lui resterà tale poiché non ha la capacità d’invecchiare né di morire: è terribile.
Più che un inestinto, Nosferatu è un incompiuto: non può assaporare nulla della vita, non ha alcun ruolo in essa se non seminare negatività e dolore, forse perché a lui non è dato nemmeno di provare queste sofferenze che ogni vivente ben conoscerà. Le sue parole scuotono Jonathan: la morte non è il peggio, riesce ad immaginarlo? Durare attraverso i secoli sperimentando sempre le stesse futili cose è l’essenza del male. Nosferatu non procura semplicemente la morte, annichilisce i contesti e le persone con cui si relaziona, anche se essi restano ancora biologicamente in vita, come accade all’oramai vampirizzato Harker. Quando rivedrà sua moglie, dirà di non conoscerla, causando l’immediato svenimento della propria consorte. Il dialogo tra Nosferatu e Lucy è ancor di più legato al tema dell’incompiutezza in vita per chi è un inestinto. Jonathan non morirà, nonostante i medici abbiano diagnosticato una malattia cerebrale. La giovane donna dissente. Sì che morirà, alla fine saremo tutti soli, la morte è inevitabile. Nosferatu replica sostenendo che chi dice che la morte è crudele è solo un inconsapevole. La morte non è che un taglio netto. Molto più crudele è non essere capaci di sentore nulla, di rendere concreto qualcosa, addirittura di morire. La soluzione per evitare di continuare a disseminare dolore? Essere partecipe dell’amore che c’è tra Lucy e Jonathan. Se Lucy divenisse alleata di Dracula, sarebbe la salvezza per tutti.

La mancanza di amore è la più crudele e abietta delle pene per un vampiro, esattamente come l’incapacità di soffrire. Lucy nega questa ipotesi. Nemmeno Dio può toccare né mutare il suo amore per il marito. A questo punto il film biforca le possibilità di fronte alla morte. Gli uomini, per quanto destinati alla caducità e alla limitatezza delle loro azioni, sanno provare emozioni, sanno compiere gesti che inneggiano alla vita, l’auspicio, anche secondo Nietzsche, più adatto di fronte all’abisso. L’uomo sa ballare, giocare, divertirsi anche di fronte alla morte, il nichilista, no, non vede nemmeno in essa una soluzione. Per questo, gli appestati per mano di Dracula, si vestono in modo elegante, danzano, suonano, ballano per consumare la loro ultima cena: ogni giorno che rimane dovrà essere una festa, proprio come per chi si congeda da decenni di lavoro o chiude un ciclo di studi. Per questo Lucy sceglie di concedersi a Nosferatu, per dare al mondo una speranza, trattenendolo fino all’alba.

Chi ricalcherà le orme di Nosferatu sarà proprio Harker. Non potrà che avventurarsi nell’abisso col proprio cavallo, diretto al proprio castello fatto di future interminabili notti di solitudine. La condanna all’odio e al disprezzo universale passa attraverso un destino infausto, una perdizione eterna per chi è inestinto, ma forse sarebbe meglio chiamare questa forma di nichilismo incompiuto e passivo.

PARERGA E PARALIPOMENA
Studere, studere, post mortem, quid valere?
La caducità del genere umano è una condizione imprescindibile. Un’intera vita viene vissuta, sino al pensiero di Heidegger, in preparatio mortis. A ben vedere, il vecchio motto latino che invitava al trionfo della frivolezza verso attività vane che avranno un’inutile memoria dopo la nostra dipartita è l’emblema di come l’uomo abbia pensato già nel mondo antico ad una soluzione per una contraddizione che esiste nella propria quotidianità. Erigiamo cattedrali e piramidi, componiamo sinfonie e spettacoli teatrali, siamo capaci di scrivere romanzi di respiro e di girare film straordinari e poi l’ultimo atto è una proiezione verso il nulla? In realtà, qualunque sia la nostra situazione dopo la morte, è proprio la situazione di caducità e temporalità dei nostri gesti che glorifica i nostri atti, che ci rende fieri e sereni di fronte ad una nemica troppo superiore ai nostri sforzi. Chi conosce i lavori di Albrecht Dürer, sa perfettamente come questo senso d’incopiutezza fra la temporaneità del nostro agire e la temporalità delle nostre opere sia conciliato ne Il cavaliere, la morte e il diavolo, l’incisione a bulino che descrive la figura del soldato cristiano tanto cara ad Erasmo da Rotterdam. La fede, non necessariamente nel solo Dio cristiano, ci consente di avanzare impavidi. Qualsivoglia credo, ci permette di sapere che qualcosa di ben superiore al nostro agire è garantito dai nostri sforzi. Accade lo stesso quando da adulti ricordiamo con nostalgia gli affannosi anni d’impegno del periodo della scuola. La nostra salvezza? Proprio alludendo alla scherzosa sentenza latina, cara a tanti liceali, è sapere che ciò che abbiamo studiato e conquistato col sudore della fronte è un pezzo di eternità di cui abbiamo fatto parte.

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Scheda del film

Regia
Werner Herzog
Titolo originale
Nosferatu: Phantom der Nacht
Durata
107 min
Genere
Orrore
Data di uscita
1979
Dettagli dell’opera
Titolo
Il cavaliere, la morte e il diavolo
Autore
Albrecht Dürer
Tecnica
Incisione a bulino
Realizzata nel
1513
Ubicazione

