Rain Man: ricordare, dono e limite
Gli esseri umani posseggono una memoria selettiva. Sono capaci di ricordare particolari estremamente precisi di un evento come di sublimarlo totalmente. Ricordare tutto è realmente un vantaggio? Sicuramente non aiuta nell’aspetto applicativo della memoria che è quello che ci permette una relazione costante con il mondo
Trovarsi indebitati e piantati in asso dalla propria fidanzata potrebbe essere un serio problema. Tuttavia, la scoperta del proprio fratello maggiore porta Charlie Babbit a scoprirne la sensibilità e le doti prodigiose, molto simili a quelle di un grande protagonista della letteratura. Jorge Luis Borges, nel racconto Funes el memorioso, e il film Rain Man, diretto da Barry Levinson, presentano due personaggi con numerose analogie, dotati di capacità mnemoniche eccezionali: Ireneo Funes e Raymond Babbitt. A prima vista, entrambi sembrano possedere un dono straordinario, quasi sovrumano, rappresentando due modi molto diversi di percepire e organizzare la realtà. Funes ricorda ogni dettaglio dell’esperienza, mentre Raymond manifesta soprattutto una memoria prodigiosa per numeri, sequenze e configurazioni. In entrambi i casi, però, la memoria si rivela ambivalente: è una risorsa straordinaria, ma anche un limite che rende difficile vivere nel mondo degli altri. Ireneo Funes, protagonista del racconto di Borges, è capace di ricordare ogni cosa con precisione assoluta. Dopo un incidente che lo rende paralizzato, sviluppa una memoria prodigiosa: ricorda le forme delle nuvole, la disposizione delle foglie, le conversazioni, i gesti e gli eventi più insignificanti. Il suo passato non si cancella mai e rimane continuamente presente.

La caratteristica più importante della memoria di Funes è la sua totalità. Egli non seleziona ciò che vale la pena ricordare: ogni percezione conserva lo stesso grado di intensità. Borges ci suggerisce che Funes non sia semplicemente un uomo dotato di buona memoria, ma una creatura quasi incapace di pensare nel senso comune del termine. Il pensiero umano, infatti, funziona attraverso l’astrazione: riconosce elementi diversi come appartenenti alla stessa categoria, per esempio chiamando “cane” animali differenti tra loro. Funes, invece, percepisce ogni oggetto come unico e irripetibile. Non riesce facilmente a concepire un’idea generale, perché ogni esperienza concreta invade la sua mente con una precisione assoluta. La sua memoria, dunque, ostacola la capacità di semplificare, classificare e dimenticare. Borges esprime questa idea attraverso una formula paradossale: ricordare tutto significa, in un certo senso, non poter pensare veramente. Raymond Babbitt, il protagonista autistico di Rain Man, possiede capacità altrettanto sorprendenti e di natura diversa.

La sua memoria si manifesta soprattutto nel calcolo, nella ripetizione di sequenze, nella rapidissima elaborazione dei numeri e nella conservazione di informazioni molto precise. In una delle scene più note del film, Raymond riesce a contare in pochi istanti numerosi oggetti che cadono a terra, mostrando una percezione quantitativa eccezionale. La memoria di Raymond non appare come una registrazione infinita di ogni momento vissuto. È piuttosto una capacità selettiva e specializzata, legata a strutture, ritmi e configurazioni. Egli ricorda date, numeri telefonici e sequenze, ma può avere difficoltà a comprendere situazioni sociali complesse, metafore o cambiamenti improvvisi nella routine. Ad esempio, Raymond sostiene che un’automobile ed una tavoletta di cioccolata costano entrambe cento dollari, non esce quando piove e si rifiuta di prendere un volo poiché ritiene che solo una compagnia sia statisticamente affidabile per evitare un disastro aereo.

Questa differenza è fondamentale. Raymond non è rappresentato come una persona che possiede una memoria assoluta in ogni ambito, bensì come qualcuno le cui competenze cognitive sono distribuite in modo molto irregolare. A una straordinaria abilità matematica possono affiancarsi difficoltà nella comunicazione, nell’autonomia quotidiana e nella gestione delle emozioni. Funes vive sommerso dai ricordi. Raymond, invece, riesce talvolta a utilizzare la propria memoria in modo pratico, per esempio nel gioco d’azzardo o nel calcolo. La sua abilità può essere valorizzata dagli altri, anche se questo pone un problema etico: il talento di Raymond rischia di essere sfruttato da chi lo considera soltanto uno strumento per ottenere denaro. In entrambi i personaggi, la memoria non coincide con una superiorità completa. Anzi, la loro eccezionalità produce una forma di fragilità.

Funes è prigioniero dell’eccesso di memoria. Non può dimenticare e, proprio per questo, non può ordinare il mondo in modo umano. La sua mente è affollata da un numero infinito di particolari che impediscono la sintesi. Per la maggior parte delle persone, dimenticare non è un difetto, ma una condizione necessaria per vivere: permette di selezionare, interpretare e dare un significato alle esperienze. Anche Raymond è limitato dalla sua particolare organizzazione mentale. La sua memoria non gli consente automaticamente di comprendere le intenzioni degli altri o di affrontare situazioni impreviste. Le informazioni possono essere conservate con precisione, ma questo non significa necessariamente saperle inserire in un contesto affettivo e sociale. La memoria straordinaria influenza anche i rapporti di entrambi i personaggi con le persone che li circondano. Funes appare isolato perché la sua esperienza del mondo è incomunicabile. Gli altri esseri umani dimenticano, generalizzano e semplificano; lui, invece, vive ogni istante nella sua irripetibile precisione. Tra Funes e gli altri esiste dunque una distanza quasi metafisica. Raymond, invece, entra progressivamente in relazione con il fratello Charlie. All’inizio Charlie vede in lui soprattutto un ostacolo o una possibilità economica. Con il tempo, però, il rapporto si trasforma: Charlie comincia a riconoscere Raymond come una persona, non soltanto come un individuo dotato di abilità eccezionali.
Questa evoluzione introduce nel film una dimensione emotiva che nel racconto di Borges è meno centrale. Rain Man mostra la possibilità di costruire un legame attraverso la pazienza, la conoscenza reciproca e l’accettazione delle differenze. Funes, al contrario, resta intrappolato nella propria mente e nella propria solitudine. Così Charlie può ricostruire un evento della sua memoria personale che forse avrebbe preferito dimenticare. Raymond è l’uomo della pioggia che avrebbe potuto fargli del male quando era bambino. I genitori lo hanno rinchiuso in un istituto per questo motivo. Charlie ora potrà tentare di recuperare il tempo con il fratello maggiore che avrebbe potuto donargli tanto affetto.
PARERGA E PARALIPOMENA
Ricorda per essere felice
Raymond ed Ireneo. Due storie di memorie prodigiose. Due racconti legati a personaggi che non riescono a vivere in modo felice. Il loro comune problema è che la qualità dei ricordi è qualcosa che ci consente una serena sopravvivenza. Ricordare senza priorità come Ireneo Funes o rammentare gli aspetti traumatici che affliggono anche inconsciamente Raymond Babbit presenta il problema più autentico: quello di poter rendere presente la memoria e di viverla anche con la leggerezza e la spensieratezza di un tempo passato sul quale edificare qualcosa di buono per il futuro. Ricordare può essere il primo passo per comprendere che quello che un tempo ci rendeva felici, oggi non è più tale e necessita di un rinnovamento sulla continuità di uno stato d’animo positivo. Ad esempio, quando Umberto Boccioni dipinge il suo quadro La risata, rappresenta un ricordo di una felice esperienza che ha vissuto a Parigi. Entrato in contatto con lo stile cubista, ne riceve l’influenza, ma più di tutto, rammenta le notti senza fine della capitale francese. Il suo intento è quello di portare anche in Italia l’entusiasmo che i parigini vivevano, quel clima di festa misto a cultura che avrebbe tanto fatto bene ad un mondo desideroso di progresso.

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Scheda del film

Regia
Barry Levinson
Titolo originale
Rain Man
Altri titoli
L’uomo della pioggia
Durata
133 min.
Genere
Drammatico.
Data di uscita
1988
Dettagli dell’opera
Titolo
La risata
Autore
Umberto Boccioni
Tecnica
Olio su tela
Realizzata nel
1911
Ubicazione

