Odissea: alla ricerca di un nuovo ethos
Siamo fortemente orientati a rispettare tradizioni, impianti morali, costumi ed usanze del passato. Cosa accade quando questi diventano pretesto per fare del male al prossimo? Probabilmente una scelta saggia è una rifondazione etica, per allontanare lo spettro di chi ha scambiato cattive abitudini per valori antichi
La lettura della figura di Odisseo da parte di Nolan non è pedissequamente legata alla trama omerica. Il tema centrale è di natura morale. Ulisse ha architettato l’espediente del cavallo per porre fine alla guerra. Una sicurezza lo anima: il suo inganno, sarà sicuramente ben gestito dagli Achei. L’etica omerica è intrisa di onore e gloria e non tollera nefandezze verso il nemico. Purtroppo, esattamente come accadrà per Oppenheimer, l’illusione che gli uomini possano comprendere la portata di un’innovazione militare derivata dall’ingegno, scongiurando lo sterminio del nemico, risulta vana. Entrare a Troia significherà ucciderne gli abitanti e saccheggiare case e templi in modo sacrilego.
Significativo è il fatto che Atena è una divinità comune a Greci e Troiani. Sarà proprio sotto la sua statua che verrà decapitata un’innocente sacerdotessa, gesto al quale seguirà anche la simbolica decollazione della scultura. Ulisse è tormentato: la frase che esclama quando ricorda questo evento è “i Greci hanno riversato dieci anni di odio contro degli innocenti”.

Per questo motivo, il film non sembra essere incentrato sul mero ritorno ad Itaca. L’intento è quello di cercare un modo per fondare un nuovo ethos nelle azioni degli Achei, oltre onore e gloria delle gesta degli eroi. Se Telemaco ricorda alla madre Penelope che i Greci sono la civiltà più avanzata del mondo, Ulisse nota come ogni paradigma etico tradizionale venga strumentalizzato per razziare, depredare, ed uccidere. Il pretesto più diffuso è la richiesta del rispetto della legge di Zeus da parte dei popoli coi quali s’imbattono. L’ospitalità è un dovere. Tuttavia l’abuso di essa viene perpetrato sistematicamente dai Greci, mal ricambiando gesti di benevola accoglienza. Spada e fuoco seguono al dono di cibo ed acqua.

Non resta che seguire una rotta alternativa a quella che Agamennone e Menelao hanno intrapreso, questo non solo relativamente alla propria flotta. Tutte le scelte di Ulisse saranno tendenti alla genesi di un ethos innovativo. Non a caso, lanciare una freccia tanto nell’occhio già accecato di Polifemo quanto in quello di uno dei Lestrigoni è un monito preciso: anche quei giganti hanno violato il dovere dell’ospitalità. Non di meno, Ulisse deve fare i conti col fatto che Tiresia gli ha profetizzato la morte di tutto il suo equipaggio, che si macchierà dell’uccisione del bestiame del dio del Sole. Tutte le scelte di Odisseo sono razionalmente concepite per cercare di salvare vite umane. Meglio dirigere il timone verso Scilla o Cariddi? Meglio punire o lasciare in vita Circe?

Nolan propone un Ulisse che non cerca vendetta per sé. Al massimo vuole tornare ad Itaca da Antinoo, perché ha ingannato Sinone, e togliergli la vita proprio per rendere giustizia a quel giovane. Vuole liberarsi dei Proci perché stanno violando la legge di Zeus, vuole mostrare riconoscenza ad Eumeo ed Argo per la loro fedeltà. Così mette in alto ancora una volta delle scelte impopolari, eticamente non comuni, necessarie per un nuovo ethos. Ad esempio, non crema né onora i morti, perché deve compiere la missione di far proseguire la vita. Stavolta Atena, che è impersonificata dalla sacerdotessa uccisa a Troia, lo mette in guardia dal poter contare sul prossimo “non cercare gli Dei negli uomini, resterai deluso”. Ulisse può contare solo sul proprio ingegno: Nolan non lo fa nemmeno incontrare con la madre nell’Ade o col padre ad Itaca. La sua isola, il suo regno. Entrare a palazzo come mendicante ha ancora una volta un vantaggio non solo empirico, ma anche etico “nessuno nasce mendicante” e “il mondo si legge meglio dal basso”, questi sono i due insegnamenti morali che offre a Telemaco mentre progetta la sua azione di eliminazione fisica dei Proci. Ulisse non ha compiuto una vendetta personale, si è messo in condizione di riparare al problema del cattivo utilizzo della ragione e del suo ingegno a Troia. Il viaggio verso Occidente sarà l’ultima tappa della redenzione delle vittime della guerra e di altre forme di violenza. Forse, come si chiede Penelope, un’altra civiltà potrà guidare serenamente il mondo con un nuovo ethos.

PARERGA E PARALIPOMENA
Originalità
L’Odissea di Nolan ha fatto molto discutere per le sue omissioni e rielaborazioni del poema omerico. Il problema della rappresentazione nell’arte è da sempre al centro del dibattito filosofico estetologico occidentale. Se un pittore o uno scultore non sono fedeli ad un concetto, ad un’opera, alla possibilità di una pedissequa riproduzione di un volto, la loro capacità tecnica sembra essere limitata. Allo stesso tempo, se il loro messaggio è diretto, esplicito, totalmente identico al soggetto originale, sia esso reale o frutto di una narrazione testuale, il rischio e di non riconoscere nelle loro opere d’arte originalità, creatività. Dunque, cos’è preferibile? Una plasticità scultorea come quella di Fidia oppure una incredibile capacità di stravolgimento dei soggetti come in Picasso? Probabilmente, una delle più note sculture del mondo contiene una buona conciliazione tra due istanze opposte attorno allo stesso termine: originalità intesa come innovativa creatività ed originalità intesa come fedeltà testuale. Chi ha letto la Bibbia sa bene che il gigantesco Golia non può che prendersi gioco del minuto pastorello David comparando la propria mole a quella del suo sfidante. Michelangelo conosceva perfettamente l’Antico Testamento. Tuttavia, il suo celeberrimo David mostra una muscolatura pronta allo sforzo ed eroicamente proiettata a compiere la missione di salvare il popolo d’Israele. Nessuno contestò a Michelangelo questa personale lettura della narrazione biblica. La statua rappresenta un tale universale modello di fiera bellezza, che addirittura esiste una sua rielaborazione ulteriormente famosa, dissacrante e commercialmente nota: quella del David in jeans della Levi’s. Nel 1971 la nota azienda d’abbigliamento statunitense volle scegliere cosa nell’arte scultorea rappresentasse a pieno il simbolo della virilità e della bellezza. Specificatamente si faceva riferimento all’immaginario erotico femminile proiettato su di un corpo maschile. Se esiste un David in jeans, è anche per conciliare fedeltà dei riferimenti con creatività della rielaborazione.

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Scheda del film

Regia
Christopher Nolan
Titolo originale
The Odyssey
Altri titoli
Odissea
Durata
172 min.
Genere
Epico, avventura, azione.
Data di uscita
2026
Dettagli dell’opera
Titolo
David in jeans
Autore
Ida Van Bladel
Tecnica
Fotografia a colori in carta e lino
Realizzata nel
1971
Ubicazione


