City of God: la genealogia del male
Un compito difficile per l’uomo è quello di comprendere l’origine di atti palesemente malvagi. Come ogni problema complesso, la soluzione non è semplicisticamente descrivibile. Per questo motivo, più che fermarsi al solo episodio negativo, una spiegazione possibile risiede in una sorta di stratificazione degli eventi che hanno portato al male
Buscapé è un ragazzo onesto. Purtroppo vive nella Città di Dio, un quartiere che rappresenta a pieno il fallimentare progetto di riqualificazione di Rio de Janeiro negli anni Sessanta. Che si tratti del “Trio Tenerezza”, una banda che mira ai soldi degli imprenditori per elargirli ai poveri o di isolati piccoli delinquenti come Dadinho, questo non fa la differenza: il crimine è la quotidianità. Com’è possibile una tale concentrazione di violenza? Una risposta viene dalla Genealogia della morale di Nietzsche.

La Cidade de Deus vive un profondo contrasto rispetto alla Rio de Janeiro ricca, fatta di vita gaudente e spiagge bianche. Questo porterà Dadinho a farsi chiamare Zé Pequeno, padrone della favela, investito con una sorta di cerimonia sacra dallo sciamano locale di una sorta di primato: potrà uccidere secondo il nietzschiano “elogio del coltello”. La sua violenza non è finalizzata al raggiungimento del potere o dei soldi: desidera fortemente versare sangue umano perché è attratto dal togliere la vita al prossimo. Tutto questo è evidente in una scena: da bambino ammazzò col sorriso sulle labbra i frequentatori di un hotel che erano già stati derubati di tutti i loro averi.
Altro tema forte è quello del risentimento. Secondo Nietzsche, l’origine di atti efferati risiede anche nell’estinzione del senso di colpa, derivato dalla contrapposizione tra classi sociali e contesti morali. I poveri non hanno difficoltà a reagire ai ricchi, come gli onesti ai disonesti, qualora vessati. Il caso più emblematico è quello di Mané Galinha. Bello, solare, sentimentalmente realizzato, esperto di arti marziali e non violento per natura, ingaggia un feroce conflitto con Zé Pequeno dopo che ha dovuto assistere alla violenza carnale della fidanzata, che non si era concesso al leader della gang della favela.

Zé Pequeno incarna il superamento brutale dei vecchi codici; egli crea un proprio valore fondato sulla forza pura e sul terrore, specchio del “signore” nietzschiano che non si pente. Non di meno, la Città di Dio pullula di gang di bambini, che rappresentano la dissoluzione della coscienza critica in favore di un istinto primordiale di branco, privo di rimorsi morali. Che ruolo potrà mai recitare Buscapé in questo scenario?

La sua passione per la fotografia incarna perfettamente la figura del filosofo-artista di memoria nietzschiana. L’arte diventa strumento di decostruzione morale attraverso dinamiche precise. Anzitutto, la macchina fotografica registra la violenza cruda della favela senza applicare le categorie morali occidentali di “giusto” o “sbagliato”. Inoltre, le immagini catturano la ferocia di Zé Pequeno e la disperazione dei bambini con la stessa vibrante energia, celebrando la pura forza vitale insita nella lotta per la sopravvivenza che rende giustizia alla vita e non alla morale. Infine, l’obiettivo svela la nascita della violenza non come un peccato o una colpa intrinseca dei personaggi, ma come un prodotto storico, geografico e sociale, compiendo una vera operazione genealogica. Forse saranno proprio le fotografie di Buscapé l’unica speranza per la futura redenzione della Cidade de Deus.

PARERGA E PARALIPOMENA
La genealogia della fotografia
L’onestà intellettuale di Buscapé si vede anche dal modo con cui si appassiona alla fotografia. Non si tratta di reportage con l’intento di offrire giudizi di merito. Non sono scatti rubati per creare sensazionalismo. Non di meno, le sue istantanee non sono mai faziose o generative di falsi storici, di eventi deformati. Purtroppo, la fotografia in quanto arte recente, è stata spesso veicolata come uno strumento che era lo specchio della verità, offrendo momenti immortalati con lo scopo non già di documentare ma di veicolare in modo non sempre onesto delle idee. Uno dei casi più emblematici è stata la volontà di fotografare Nessie, il cosiddetto “Mostro di Loch Ness”. Il 21 aprile 1934, il quotidiano londinese Daily Mail pubblicò in prima pagina quella che rimane la foto più famosa del mostro di Loch Ness mai scattata. Conosciuta come la “fotografia del chirurgo”, fu scattata da un medico di nome Robert Kenneth Wilson. La foto fece il giro di critici ed esperti, e fu ritenuta la prima vera prova fotografica dell’esistenza di Nessie. Ci sono voluti quasi 60 anni perché qualcuno affermasse il contrario. Nel 1994, un uomo di nome Christian Spurling si fece avanti e ammise che la foto era un falso. Risultò che nel 1933 il Daily Mail aveva ingaggiato un sedicente cacciatore di mostri di nome Marmaduke Wetherell perché trovasse Nessie. Dopo aver perlustrato le rive del lago di Loch Ness, Wetherell affermò di aver trovato delle impronte, ma il Daily Mail decise alla fine che si trattava di una burla. Umiliato e in cerca di vendetta, Wetherell chiese aiuto a Spurling e a suo figlio. Gli uomini comprarono un sottomarino giocattolo e vi fissarono un lungo collo di legno. Posizionarono poi il finto mostro di Loch Ness, scattarono alcune foto e si accordarono con il dottor Wilson perché questi le consegnasse, dato che aveva la reputazione di un bravo e onesto dottore. Il Daily Mail e il resto del mondo credettero a Wilson per decenni: anche le foto sono vittime del risentimento nietzschiano!

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Scheda del film

Regia
Fernando Meirelles
Titolo originale
Cidade de Deus
Altri titoli
City of God
Durata
128 min.
Genere
Drammatico
Data di uscita
2002
Dettagli dell’opera
Titolo
Foto di Nessie
Autore
Robert Kenneth Wilson
Tecnica
Fotografia in bianco e nero
Realizzata nel
1934
Ubicazione


