Detachment: la salvezza nel distacco dal passato
Il distacco è qualcosa di duro ed allo stesso tempo necessario. Siamo tutti ben coscienti che questo deve avvenire in un tempo presente. Abbandonare persone, luoghi, abitudini è, talvolta, indispensabile. Difficilmente si è propensi a proiettare il distacco su di una dimensione a ritroso, sul riferimento ad un passato che ha difficoltà a passare
Henry è un docente supplente. Dovrà lavorare per un mese in una scuola dove i problemi sono all’ordine del giorno. La sua solitudine è una costante. Violenza e bullismo sono un qualcosa che riscontra in taluni dei suoi studenti e sulla propria persona. Si sente investito da una sorta di missione: salvare tutti. Il proprio nonno, degente in ospedale, Erica, una giovanissima prostituta che incontra su di un bus notturno, colleghi e alunni disagiati. Tra questi spicca Meredith. Afflitta da disturbi alimentari, in conflitto col padre è in cerca di uno sfogo artistico con l’arte, soprattutto con la fotografia.

Henry compie un’analisi su come i genitori siano responsabili dei problemi dei figli: ci vorrebbe un manuale d’istruzioni per diventare padre e madre, per i danni che possono esser fatti. Il suo metodo d’insegnamento è diretto e deciso, proprio come quello che applica con tutti coloro che conosce. Non maschera le difficoltà, è onesto e incisivo. La passione per la lettura è una salvezza per i suoi ragazzi: l’unico mezzo per preservare la nostra mente è il pensiero libero, contro le bugie che il bipensiero ci costringe ad assimilare ogni giorno.
La svolta nell’esistenza di Henry è legata a Sarah, una sua collega che lo invita a cena. Le domande non sono certo quelle di un primo appuntamento. Perché Henry non vuole stabilizzare la sua professione? Come mai non racconta nulla della sua vita passata? Sarah sta offrendo ad Henry una prospettiva differente dalla sua lettura del mondo.

Finora, il talentuoso supplente ragionava sul fatto che ogni giorno va affrontato per le avversità che presenterà. Invece, la salvezza di Henry e di tutti i suoi tormentati conoscenti risiede non già nel presente o nel futuro, ma in un viaggio verso il passato, proprio come ne Il codice dell’anima di James Hillman. Più che ragionare su come abbiano operato male genitori o contesti sociali, sarebbe importante che ciascuno di noi si confrontasse con il bambino che era un tempo, in termini di attitudini, vocazioni, inclinazioni. Il filo rosso della nostra esistenza è segnato, al di là di ogni avversità, in termini di potenzialità, esattamente come una ghianda contiene già la futura quercia. Ora Henry ha trovato una nuova consapevolezza. Sa come lenire le pene del nonno morente, dell’ex prostituta Erica, da settimane ospite in casa sua, di Carol, la sua dirigente scolastica prossima a dover abbandonare forzosamente l’incarico. Sa anche come interpretare le difficoltà della terapeuta Doris Parker, a servizio degli studenti della sua high school ma con un dolore interiore mai lenito. Solo il cuore del nostro bambino interiore, solo l’ascolto di quel demone che ci spinge alla nostra positiva autorealizzazione sono fonte di salvezza. Bisogna distaccarsi dal passato, letto come avversità non superabile.

Henry ce l’ha fatta: ha individuato nella morte di sua madre, Patricia, la chiave di lettura di tutto il suo malessere ed ha congedato quel momento proprio al capezzale di suo nonno che credeva di parlare con la figlia. Se Meredith non riuscirà a trovare il distacco dal passato traumatico fino a compiere un gesto insano, Erica ce la farà, riuscirà a salvarsi proprio come suggerito da uno scrittore di riferimento che Henry propone ai suoi studenti e che viene citato dallo stesso Hillman: E. A. Poe.

Ne La caduta della casa degli Usher, non è un’abitazione ad andare in malora, ma la nostra stessa vita quando percepiamo di aver deluso tutti, quando sentiamo un dolore che schiaccia il petto e che ciascuno ha provato almeno una volta. Henry ha valorizzato il bambino di sette anni che era e che aveva già nel suo futuro la possibilità di essere un grande insegnante.
PARERGA E PARALIPOMENA
La ghianda
La ghianda è una straordinaria metafora utilizzata da Hillman per descrivere le nostre potenzialità. Quello che un giorno sarà una poderosa quercia, in origine era un minuscolo seme, con tutte le caratteristiche di una pianta destinata a forza e presenza nell’ambiente. A ben vedere, già Aristotele aveva parlato di questo col suo concetto di entelechia. Pur essendo vero che una ghianda non è compiutamente in atto un albero, essa contiene tutte le potenzialità per esserlo. L’entelechia è l’atto finale di un processo di fisiologico accrescimento. Se Platone aveva fortemente distinto l’anima dal corpo, per Aristotele nel De Anima, il compimento di un processo di fisiologica realizzazione non può che avvenire nell’intero iter di crescita tanto del corpo quanto dell’anima. Seguire la propria natura è un tema forte tanto in Aristotele quanto in Hillman. Questa positiva inclinazione è paradigmaticamente esplicata nella nota dichiarazione di Pablo Picasso “Io non mi evolvo, io sono”. Infatti, Il piccolo Pablo ha iniziato a disegnare prima ancora di saper parlare. La sua prima parola non è stata “mamma”, ma “piz”, abbreviazione di lápiz (matita). Secondo Hillman, non è stato il padre (anch’egli pittore) a favorire il talento di Picasso. Al contrario, è stato il Daimon del bambino a utilizzare l’ambiente circostante e la professione del padre come lo strumento perfetto per manifestarsi immediatamente. Una prova concreta verrebbe dal fatto che anche la vecchiaia e la conclusione della vita dell’artista sono in linea con il principio del suo demone guida. Le opere di Picasso sono spesso popolate da figure di ragazzini, clown o sguardi penetranti. Questi non erano semplici soggetti astratti, ma veri e propri ritratti del suo Daimon, quel compagno segreto, che lo aveva spinto a dipingere fin dalla primissima infanzia, rimanendo sempre giovane e ardente, si mostrava finalmente sulla tela prima della morte dell’artista.

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Scheda del film

Regia
Tony Kaye
Titolo originale
Detachment
Durata
98 min.
Genere
Drammatico, Narrativa psicologica
Data di uscita
2011
Dettagli dell’opera
Titolo
Pablo in abito da clown
Autore
Pablo Picasso
Tecnica
Olio su tela
Realizzata nel
1924
Ubicazione


