Kyashan e le leggi della robotica
L’uomo ha creato delle macchine in grado di sostituirlo in dei compiti sempre più complessi. Qualora esse dovessero acquisire un’autonomia di gestione o addirittura di pensiero, come si comporterebbero? Se per gli umani esistono dei codici, forse per i robot non è possibile utilizzare le stesse categorie etiche e giuridiche
L’umanità sta collassando a causa dell’inquinamento del pianeta. Mosso da nobili intenti, il dottor Kotaro Azuma costruisce quattro sofisticatissimi androidi, cui dà il nome di Bryking, Sagure, Akubon e Barashin. Il loro compito sarà quello di sostenere il genere umano nella lotta per la salvaguardia dell’ecosistema. Qualcosa va storto. Bryking, mosso da un profondo odio verso gli umani, comincia ad instaurare una dittatura totalitaria, avvalendosi della sudditanza degli altri tre androidi creati dal dottor Azuma. Il suo volto somiglia nelle fattezze a quello di Mussolini, il suo spirito a quello di Hitler.

Ai suoi ordini, un esercito fatto di robot che hanno un solo scopo: uccidere gli uomini e distruggere tutto ciò che hanno prodotto, depredando il loro patrimonio culturale oltre che economico. Ogni comportamento ed ordine di Bryking viola le tre leggi della robotica che Isaac Asimov descrisse nei propri libri: un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere, attraverso la sua mancata azione, che un essere umano riceva danno, un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché questi non vadano in contrasto con la Prima Legge, un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o la Seconda Legge. Asimov successivamente introdusse una quarta legge, detta Legge Zero, che ha priorità sulle altre tre e recita “un robot non può recare danno all’umanità né può permettere, a causa del proprio mancato intervento, che l’umanità riceva danno.” Questo comporta che le altre tre leggi saranno interpretate sempre nel rispetto superiore della salvaguardia dell’umanità nel suo complesso. Come riconciliarsi con quanto Asimov ha proposto nei suoi romanzi di fantascienza? La svolta coincide con la profonda disperazione del dottor Azuma per quanto sta accadendo a causa sua. Suo figlio Tetsuya, decide di sacrificare la propria esistenza umana per esser trasformato in un super androide: Kyashan.
In questo modo potrà combattere contro l’armata di Bryking alla pari, anche con l’appoggio di Flender, un cane robot capace di trasformarsi in più veicoli e generato sui resti del suo fedele Lucky, ucciso poco prima. Ma tutto questo non basta. Kyashan ha dei superpoteri che un umano non può certo possedere e questo lo rende facilmente associabile ad un androide, con annessa una profonda diffidenza da parte di ogni persona che incontra.

In particolare, l’episodio numero sette della serie è particolarmente paradigmatico per comprendere questo aspetto. Kyashan si trova in un villaggio che era stato salvato da un leggendario eroe chiamato Cicero. Questi, al prezzo della propria vita, aveva scacciato degli invasori. Ora era venerato come un messia, anche attraverso il culto della sua preziosissima statua di diamanti di cui Bryking vorrebbe impossessarsi per progettare robot con lame taglienti. Gli abitanti della cittadina vorrebbero sparare a Kyashan: pensano che stia facendo il doppio gioco. Questi rimarca la sua natura umana e mangia una mela in segno di accettazione del dono di alcuni bambini che hanno fraternizzato con Flender. Tuttavia il ragazzo androide non può gustare il sapore di quel frutto, ma questo basta a farlo credere uno di noi.

Una volta distrutti i robot nemici, la piccola comunità saluta Kyashan, che riprende il suo viaggio, e gli si inginocchia davanti. Crede che quel giovane uomo sia la reincarnazione di Cicero, tornato per salvarli nuovamente.

L’ultimo interrogativo etico da risolvere è proprio questo. Il passaggio da ragazzo ad androide è irreversibile? Tetsuya potrà tornare alla vita? Kyashan ha definitivamente salvato la Terra dall’armata di Bryking. Tuttavia si trova nell’impossibilità di ritornare umano: sarà per sempre un androide, salvo nuove scoperte future. Non solo il nostro pianeta è fuori pericolo. Anche il pensiero etico sui robot di Asimov lo è: la Legge Zero sarà rispettata per sempre. Kyashan esclama in presenza del padre: che razza di robot sarei se non ubbidissi agli ordini degli uomini?
PARERGA E PARALIPOMENA
Umano troppo umano
Tutti hanno memoria del primo androide comparso nella storia del cinema. Si tratta del Maschinenmensch. Il robot è un androide femminile creato dallo scienziato C. A. Rotwang nel film “Metropolis” di Fritz Lang Coperto da un’armatura metallica dorata, che ricorda la maschera funeraria di Tutankhamon, questa macchina rappresenta una versione malvagia e meccanica della profetessa Maria, impersonata anch’essa da Brigitte Helm. Nel film, il Maschinenmensch viene usato per ingannare gli operai e soffocare una possibile rivolta, assumendo le sembianze di Maria grazie a un dispositivo misterioso, ma invece incita proprio alla ribellione, scatenando caos e distruzione nella città futuristica di Metropolis. L’aspetto del Maschinenmensch è iconico, con l’armatura rigida che suggerisce freddezza e pericolo, in netto contrasto con la figura benevola di Maria. La creazione dell’armatura fu un lavoro artigianale complesso, realizzata intorno al corpo dell’attrice con materiali innovativi per l’epoca, e risultò molto scomoda da indossare. Il personaggio simboleggia la femminilità corrotta dalla tecnologia e la lussuria, in opposizione alla vera Maria, figura di pace e mediatrice tra classi sociali. Nel climax, la “falsa Maria” viene catturata dagli operai e bruciata per rivelare la sua vera natura metallica. Ma in che tratti il Maschinenmensch è umano? Davvero in pochi, se non fosse che dal set di Metropolis compaiono delle immagini a quasi cento anni dalla sua uscita. L’attrice protagonista, Brigitte Helm, oppressa dal caldo di quella corazza, era costretta ad utilizzare un asciugacapelli per resistere al sudore e ad idratarsi con una cannuccia.

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Scheda del film

Regia
Takao Koyama
Titolo originale
Kyashan il ragazzo androide
Altri titoli
Neo-Human Casshern
Durata
25 min x 35 episodi
Genere
Anime
Data di uscita
1973
Dettagli dell’opera
Titolo
Maschinenmensch
Autore
Fritz Lang
Tecnica
Metallo
Realizzata nel
1927
Ubicazione

