In viaggio con Alberto: la generosità cartesiana
La generosità non è fatta di eccessi. Si tratta di un’estrema ponderatezza che finisce per nobilitare l’animo di chi la mette in campo e per moderarne le negatività e le chiusure rispetto all’alterità: una sorta di circolo virtuoso verso il prossimo
Alberto sta per partire. Non sarà un viaggio breve: lo attende la vita. La madre gli prepara in modo amorevole la valigia. Il padre Italo, lo attende nell’oscura soffitta di casa, al termine di un’impervia scala a chiocciola. L’occasione è unica ed attesa da anni. Vale la pena aprire la bottiglia di vino messa da parte per un momento come quello. C’è solo un particolare, un ultimo regalo che altro non è che la volontà di onorare una tradizione di famiglia. Vengono tirati fuori tanti fogli.

Sono delle fatture, ricevute fiscali e scontrini a partire dal 21 settembre 1953. Ma non basta. Una vecchia macchina calcolatrice da contabile stamperà il totale della somma. Si tratta di tutte le spese sostenute per allevare Alberto. Il padre Italo, pretende che gli vengano restituite prima che il proprio figlio diventi a sua volta genitore. In caso contrario, una sorta di maledizione lo colpirà, come accadde ad un suo cugino, Gracco. Dopo quindici anni non basta un gravoso stato di disoccupazione, la permanenza a Parigi ed una moglie al nono mese di gravidanza a preoccupare Alberto.
C’è ancora la somma da estinguere, che si materializza con un nastro di carta ai suoi occhi: sono più di trenta milioni di lire. Non resta che prendere il treno per Roma e sperare di racimolare quella cifra. Il viaggio di ritorno in Italia è funestato da una serie di disgrazie. Deve correre sulla banchina, mentre i vagoni sono già in movimento. Si ritrova senza scarpe e ovviamente senza biglietto. Il controllore lo riconosce, era il suo ex allenatore di calcio.

Non solo lo farà viaggiare gratis: gli donerà le prime cinquantamila lire per ammortizzare il debito. Alberto è spiazzato da questo gesto. Nella vita ha solo conosciuto egoismo ed avarizia. Sta apprendendo cosa sia la generosità. Cartesio scrisse nel 1649 un trattato intitolato “Le passioni dell’anima”. Descriveva la generosità come derivata dalla riflessione. Proprio quella del controllore Giuseppe Macari. Si tratta della più elevata delle caratteristiche umane che ha il compito di controllare le passioni e gli eccessi. In effetti quel ferroviere beve superalcolici e non riesce a controllarsi in questo vizio. Lo ridurrà dopo aver pensato ad Alberto e a come aiutarlo. Secondo Cartesio, si tratta di una passione derivata o secondaria, che si configura come un movimento emotivo rigoroso, costante e composto, capace di contrastare altre passioni più turbolente, come l’avarizia, l’ira, la gola e gli altri vizi. Il generoso non disprezza mai nessuno e ha una serena considerazione degli altri, perché riconosce in ogni persona una buona volontà fondamentale. Un elemento chiave è che la generosità implica la “meditazione” su di sé e sul prossimo, contemplando la libertà come un valore che si può riconoscere nei nostri simili. Così, nonostante il controllore sia un uomo in stato di ebbrezza, il suo atto generoso ne annulla gli eccessi e ne consente una regolamentazione professionale futura. Anche Alberto, disperato, cerca mille espedienti per raccogliere denaro, promette di restituirlo a tutti, finisce addirittura per rubare, per millantare, per rapinare, per tentare il suicidio.

La scarsa lucidità è attenuata dalla generosità. Sente di dover riparare ai suoi atti. Un primo passo consiste nel liberare delle aragoste che sono prossime alla morte, poiché esposte in un acquario della carrozza ristorante. Se il padre Italo non era mosso da alcun disinteresse, Alberto su quel treno coltiverà un sentimento di generosità ponderato dalla ragione, rappresentato dal contrasto tra pensieri insani, incontri folli e le sue scelte future. La scena disvelante è l’immaginario dialogo coi suoi predecessori di sesso maschile del ramo patrilineare. Nessun membro della famiglia Capuano ha estinto il debito col proprio padre. Suo nonno gli rivela che non ha messo in conto al proprio figlio Italo un biglietto per il cinema.

Quel pezzo di carta è una prova ed è nella tasca della giacca di un elegante vestito di lino beige, comprensivo di scarpe in pelle nera. Dopo quindici anni, Alberto torna a Roma sobrio ed elegante. A Trinità dei Monti, apprende da un giardiniere comunale che il padre non si dedica più alle piante per via dell’asma: ora fa il tassista. Raggiuntolo, Alberto gli fa notare che la tradizione di restituire il denaro speso dal proprio genitore non è mai stata rispettata dalla dinastia dei Capuano e gli mostra il biglietto del cinema. Si mette alla guida come un forsennato, dirigendosi nuovamente verso Parigi. Una nuova vita è venuta al mondo ed ha estinto idealmente ogni debito.
PARERGA E PARALIPOMENA
Generosità? Meglio xenìa!
Nel mondo greco antico, il concetto di ospitalità era molto importante, al punto tale da costituire un antefatto di quella ponderata generosità di cui parla Cartesio. Il nome che le veniva attribuito era xenìa. Questa pratica rappresentava un obbligo sacro che regolava i rapporti tra ospite e ospitante ed era considerata un dovere fondamentale. L’ospitalità era protetta da Zeus, chiamato Zeus Xenios, “protettore degli ospiti e degli stranieri”, e quindi il padrone di casa doveva accogliere lo straniero offrendo cibo, bevande, un luogo pulito, la possibilità di lavarsi e vesti pulite. Le regole base della xenìa erano tre: rispetto del padrone di casa verso l’ospite, rispetto dell’ospite verso il padrone di casa e per finire consegna di un “regalo d’addio” all’ospite da parte del padrone di casa, simbolo del prestigio e del vincolo creato tra le famiglie coinvolte. Questo dono rappresentava non solo un segno di cortesia, ma anche un impegno di reciprocità futura: l’ospite, oppure i suoi discendenti, avrebbero dovuto ricambiare l’ospitalità in un secondo momento. L’ospitalità creava così legami duraturi che potevano estendersi alla sfera sociale e politica, come alleanze o legami matrimoniali. L’atto di accogliere qualcuno era considerato sacro anche perché si riteneva che dietro l’aspetto dello straniero potesse celarsi una divinità in incognito, e trattare male un ospite avrebbe attirato la collera degli dèi, soprattutto quella di Zeus. L’episodio del rapimento di Elena nell’Iliade è un esempio di come venga considerata sacra la xenìa: Paride violò il dovere di ospitalità quando, ospite di Menelao, rapì sua moglie, creando un grande affronto. In pratica, l’ospite in Grecia antica non poteva essere rifiutato e doveva essere accolto con cerimonie e gesti di grande rispetto, che includevano lavaggi, pasti abbondanti e doni. Anche l’ospite aveva l’obbligo di comportarsi con rispetto e di non abusare della generosità dell’ospitante. Un circolo virtuoso pre-cartesiano che ben si estende a tutti gli ospiti, al punto tale, come nel quadro di Jacob van Oost da ritenerli divini.

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Scheda del film

Regia
Arthur Joffé
Titolo originale
Alberto Express
Altri titoli
In viaggio con Alberto
Durata
90 min
Genere
Commedia.
Data di uscita
1990
Dettagli dell’opera
Titolo
Vesuvius
Autore
Jacob van Oost
Tecnica
Olio su tela.
Realizzata nel
1650 circa.
Ubicazione

