Cuore: etica sociale e ribellione
Il compito della scuola è quello di educare oltre che d’impartire delle nozioni, di formare e non solo d’informare su ciò che di culturalmente rilevante l’uomo abbia prodotto. Questa missione diventa una vera e propria etica sociale quando c’è la necessità di orientare anche le scelte politiche dei giovani, specie quando un nuovo Paese è nato e non ha ancora completato la propria unità nazionale
1917, Enrico Bottini torna a Torino dal fronte per una breve licenza. Sì, proprio lui, l’immaginario narratore onnisciente del libro Cuore di Edmondo De Amicis. Solo due anni prima si era arruolato come volontario, in quanto convinto interventista come molti dei suoi colleghi del Politecnico. Vuol fare una sorpresa ai suoi familiari. Trova una città inconsapevole di quanto stia realmente accadendo nella guerra contro l’Austria. Incendi, disordini, assalti ai forni, addirittura chiese e conventi sono presi di mira dai rivoltosi che desiderano la fine delle ostilità. La coscienza del giovane ufficiale di complemento è molto scossa. Ha visto morire sotto i suoi occhi due compagni di classe che nel 1899 facevano parte con lui della terza elementare della sua scuola. Il primo è Coretti.

Figlio di uno dei coraggiosi combattenti che avevano difeso il principe ereditario Umberto I nella battaglia di Villafranca, è uno dei tanti sfiduciati sul valore di un inutile conflitto. Il secondo è Rabucco, noto per i suoi soprannomi “muratorino” e “muso di lepre”. Ha perso la vita in un folle assalto notturno ai reticolati nemici. Enrico era a fianco di entrambi. Gioia, stupore, compiacimento sono le sensazioni che manifestano i parenti nel rivedere il tenente Bottini in divisa. In particolare, colpiscono le parole del padre: la domenica è il giorno in cui saranno invitati a pranzo degli ospiti speciali. Enrico dovrà presentarsi a tavola in uniforme. Tra le tante differenze di trama tra il libro di De Amicis a le miniserie televisiva del 1984, spicca una di natura concettuale che può essere colta anche nella biografia dello stesso autore di Cuore. De Amicis conosce benissimo l’evento storico di Villafranca del 1866, in quanto era uno dei soldati che faceva parte del quadrato di militari del quarantanovesimo reggimento di Fanteria. In seguito, si era distinto come giornalista militare.

Negli ultimi vent’anni di vita, aderì pienamente al socialismo. Questo cambio di identità politica di De Amicis viene reso nel telefilm nei fatti che precedono la sconfitta di Caporetto. Un tranquillo pranzo domenicale con illustri commensali, diventa l’occasione per parlare della Prima Guerra mondiale e dei disordini di Torino. Gli ospiti sottolineano come sia necessario dare pieni poteri a Cadorna anche nella gestione dell’ordine pubblico. La strategia dello sfondamento e dell’attacco in massa deve essere adottata al fronte. I rivoltosi? Non sono che gentaglia, disfattisti e propagandisti. Enrico si altera, si mette contro tutti, anche contro il padre. Quelle persone non hanno alcun rapporto con la realtà e con gli avvenimenti al fronte: se non avesse addosso l’uniforme dell’Esercito italiano, sarebbe anche lui in piazza a manifestare contro il governo.

Solo, in attesa del treno che lo riporterà a dover combattere, Enrico si reca dal maestro Perboni, rappresentato come una sorta di alter ego di Edmondo De Amicis. Questi ascolta con piacere le vicende del suo ex alunno. Si dice triste per la morte dei suoi scolari, rimarca come quei valori di obbedienza, di rispetto della bandiera, degli eroi risorgimentali, dei fondamenti di un’Italia unita e in legittimo conflitto con l’Austria-Ungheria sin dalle Guerre d’Indipendenza, non gli appartengano più.
In affetti, De Amicis aveva la ferma convinzione che un modello pedagogico basato su di un’etica sociale fosse necessario per un Paese neonato come l’Italia. Perboni è un uomo saggio e moderato: ora non metterebbe più in fila i suoi studenti come dei soldati. Dopo aver offerto ad Enrico un piatto di minestra, il suo consiglio è quello di riconciliarsi con la famiglia, in particolare col padre. L’ingegner Bottini era sempre stato un convinto monarchico. Allo stesso tempo, credeva che la scienza, la tecnica, il progresso avrebbero consegnato al proprio figlio un’epoca di pace e di prosperità, proprio come nella rappresentazione del Ballo Excelsior cui aveva assistito con Enrico. La pace e l’armonia sono tornate nella famiglia Bottini. Ora tocca tornare in guerra. Perboni ha un’ultima confessione mentre le carrozze sono in movimento sui binari della stazione: è socialista, lo è sempre stato.

Un messaggio di pace per chi si dirige verso la catastrofe.
PARERGA E PARALIPOMENA
Un libro che divide
Il capolavoro di Edmondo De Amicis è un libro che ha diviso gli intellettuali italiani. I cattolici non hanno mai amato la totale assenza di riferimenti alla cristianità che sono un fondamento dell’educazione italiana: i bambini di una classe terza elementare non festeggiano neppure il Natale? Tutto questo appare inverosimile ed è, con buona probabilità, un retaggio della svolta anticlericale di molti italiani successiva alla Breccia di Porta Pia del 1870. Umberto Eco vede il libro Cuore di De Amicis in modo critico e ironico. Nel suo “Elogio di Franti” del 1962, Eco interpreta il personaggio di Franti, il ragazzo negativo del romanzo, come una figura di dissenso contro il sistema borghese e il sentimentalismo paternalistico che permeano l’opera. Per Eco, Franti, con la sua risata dissacrante, finisce per essere l’unica figura veramente positiva in un libro altrimenti intriso di una pedagogia piccolo-borghese e classista, pieno di paternalismo lacrimoso e conformismo. Il resto del libro, secondo Eco, è un mare di indulgenza verso sentimenti buonisti e valori borghesi come il culto della famiglia, della patria e dell’ordine sociale, che vengono messi in luce come un modello educativo e morale molto conservatore e socialmente limitato. Lucio Villari, invece, considera Cuore come un documento storico prezioso sulla società italiana di fine Ottocento. Villari ne sottolinea il valore come romanzo storico che rappresenta i rapporti di classe, i comportamenti sociali e culturali del tempo, oltre ad essere una testimonianza della scuola pubblica e della sua funzione civile. Pur riconoscendo che il libro è stato spesso criticato per presunti elementi di nazionalismo, retorica e una visione conservatrice, Villari sottolinea la sua importanza come testo politico e pedagogico che promuove un’educazione sentimentale, umanista e laica. De Amicis, scrive Villari, usa Cuore per raccontare un’Italia in trasformazione e per diffondere valori di lavoro, solidarietà e patriottismo in modo appassionato e sincero, rendendo l’opera un “breviario” educativo per generazioni di italiani. A mettere tutti d’accordo ci sono soltanto i pittori Macchiaioli: la loro volontà di rappresentare in modo realistico nei propri quadri gli eventi del Risorgimento si rispecchia anche nell’episodio caro alla biografia di De Amicis: il Quadrato di Villafranca.

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Scheda del film

Regia
Luigi Comencini
Titolo originale
Cuore
Durata
56 min x 6 episodi
Genere
Drammatico.
Data di uscita
1984
Dettagli dell’opera
Titolo
Il Quadrato di Villafranca
Autore
Giovanni Fattori
Tecnica
Olio su tavola
Realizzata nel
1880
Ubicazione

